What’s new in MSK Imaging (Italian) – September 2020

5 anni ago
Incidence and Predictors of Subsequent Surgery After Anterior Cruciate Ligament Reconstruction: A 6-Year Follow-up Study

MOON Knee Group Investigation

Ricerca eseguita presso il Vanderbilt University Medical Center di Nashville, Tennessee, USA

American Journal of Sports Medicine

Background

Le cause di reintervento dopo ricostruzione del legamento crociato anteriore (ACL) sono diverse, tuttavia i fattori di rischio per queste procedure chirurgiche non sono ben descritti. Se ci fossero dei fattori chirurgici o clinici associati alla necessità di reintervento, i pazienti e i medici potrebbero avere una comprensione più precisa della prognosi e dei fattori modificabili che possono influenzare tale rischio.

Quesito:

Fattori clinici o chirurgici possono influire sul tasso di reintervento dopo la ricostruzione primaria del LCA? Qual è l’incidenza e quali sono i tipi di reintervento che si verificano in una coorte di pazienti dopo intervento di ricostruzione dell’ACL? Quali sono le variabili associate all’incidenza di pazienti sottoposti a successivi interventi chirurgici dopo la prima ricostruzione del LCA?

Disegno dello studio:

Studio prospettico di coorte.

Partecipanti:

Pazienti in 7 siti, sottoposti a ricostruzione unilaterale del LCA primaria o di revisione con uno tra 17 chirurghi in un periodo di tempo compreso tra il 2002 e il 2008. Sono state incluse lesioni multi-legamentose.

Criteri di esclusione:

Ricostruzione simultanea del’ACL bilaterale.

Materiali e metodi:

Ai pazienti è stato somministrato un questionario prima del loro iniziale intervento chirurgico all’ACL e sono stati seguiti 2 e 6 anni dopo. I pazienti sono stati contattati per sapere se qualcuno tra loro fosse stato sottoposto ad ulteriori procedure chirurgiche dopo il primo intervento. Sono stati ottenuti i registri operatori e tutte le procedure chirurgiche sono state classificate e registrate. Sono stati costruiti modelli di regressione logistica per prevedere quali variabili demografiche e chirurgiche d erano associate con la probabilità di essere sottoposti a nuove procedure chirurgiche dopo il primo intervento di ricostruzione del LCA.

Risultati:

La coorte era composta da 3276 pazienti (56,3% maschi) con un’età media di 23 anni. È stato eseguito un follow-up di 6 anni sul 91,5% (2999/3276) di tale campione, con informazioni sull’incidenza e la frequenza di successivi interventi chirurgici. Nel complesso, è stato documentato che il 20,4% (612/2999) della coorte ha subito almeno 1 nuovo intervento al ginocchio omolaterale nei 6 anni dopo la procedura iniziale.

Ricostruzione dell’ACL: le cause più comuni di reintervento erano il menisco (11,9%), una revisione della ricostruzione effettuata (7,5%), la perdita di movimento (7,8%) e la  cartilagine articolare (6,7%).

Fattori di rischio significativi per il reintervento dovuto al menisco erano: avere la riparazione del menisco mediale durante il primo intervento, la ricostruzione con un autotrapianto o allotrapianto del tendine del ginocchio, un Marx activity level al tempo zero più alto, giovane età e cessazione del fumo.

I predittori significativi di un reintervento che coinvolgeva la cartilagine articolare erano: un indice di massa corporea più alto, un Marx activity level più alto, ricostruzione con un autotrapianto o allotrapianto del tendine del ginocchio, riparazione del menisco durante il primo intervento o la presenza di un’anomalia della cartilagine articolare di grado 3/4 classificata durante l’intervento di ricostruzione dell’ACL.

I fattori di rischio di reintervento per perdita di movimento erano la giovane età, il sesso femminile, lesione iniziale bassa al ginocchio e un punteggio basso dei sintomi all’Osteoarthritis Outcome Score e la ricostruzione con un allotrapianto costituito da tessuti molli.

Conclusione:

Pazienti più giovani, di sesso femminile, con lesione bassa al ginocchio, un punteggio basso dei sintomi all’Osteoarthritis Outcome Score e la ricostruzione con un allotrapianto da tessuti molli possono essere fattori di rischio che predispongono i pazienti a reintervento chirurgico dopo ricostruzione dell’ALC.

Link

https://doi.org/10.1177/0363546520935867

Commento del senior editor:

Lo studio rappresenta un importante lavoro con un numero elevato di pazienti e colma alcune lacune nella conoscenza delle riparazioni dell’ALC. Tuttavia, ha delle limitazioni, comuni alla tipologia di studio scelta, con un bias di richiamo retrospettivo. Molti altri fattori, come i nuovi infortuni, l’attività dei pazienti o lo stato di instabilità del ginocchio, le esigenze del paziente o l’insoddisfazione per l’esito del primo intervento e il tipo di assicurazione sanitaria, sono altri ovvi fattori di confondimento.

Take-home message per gli specializzandi in radiologia:

Quando si esamina una RM post-operatoria dopo ricostruzione dell’ACL, bisogna prestare maggiore attenzione a quanto segue, poiché questi fattori potrebbero influire sulle future revisioni del graft dell’ACL.

  • Riparazione del menisco mediale
  • Lesione cartilaginea (grado ¾ in particolare)
  • Sedi di riparazione della cartilagine.

 

Allograft Donor Characteristics Significantly Influence Graft Rupture After Anterior Cruciate Ligament Reconstructionbin a Young Active Population

Sarah Shumborski, BSc, MD, Lucy J. Salmony BAppSci (Physio), PhD, Claire Monk, BAppSci (ExPhys), Emma Heath, MPhty, Justin P. Roe MBBS, and Leo A. Pinczewski, AM, MBBS

American Journal of Sports Medicine

Background:

La scelta del graft nella chirurgia del legamento crociato anteriore (ACL) può essere difficile nella popolazione giovane e attiva, dati gli alti tassi di re-infortunio. Gli allotrapianti consentono di controllare le dimensioni del graft e riducono la morbilità del prelievo autologo. Ci sono risultati contrastanti nell’uso dell’allotrapianto in letteratura; tuttavia, non è stata considerata l’influenza sugli outcome delle caratteristiche dell’allotrapianto.

Quesito:

La ricostruzione dell’ACL con allotrapianti da donatori più anziani avrà un tasso maggiore di rottura dell’innesto rispetto all’allotrapianto da donatori giovani?

Disegno dello studio:

Studio prospettico di coorte

Partecipanti:

Pazienti (N = 211) di età compresa tra 13 e 25 anni, sottoposti a ricostruzione primaria dell’ACL con allograft fresco-congelato, non irradiato, in un periodo di tempo di 3,5 anni.

Criteri di esclusione:

Pazienti con età superiore a 25 anni, con ulteriori lesioni legamentose significative al ginocchio, con anamnesi di precedenti lesioni del legamento crociato anteriore ad entrambe le ginocchia o in cerca di un risarcimento per la lesione subita.

Materiali e Metodi:

Sono stati utilizzati quattro tipi di graft: tendine rotuleo, tendine di Achille, tibiale anteriore e tibiale posteriore. Sono stati raccolti dettagli sull’età e sul sesso del donatore dell’allotrapianto. I pazienti sono stati rivalutati ad un tempo minimo di 24 mesi per ricercare eventuali ulteriori lesioni e per eseguire delle analisi soggettive mediante il questionario dell’International Knee Documentation Committee (IKDC). Il confronto delle variabili tra i gruppi è stato effettuato mediante il test χ2 per i dati categorici e il confronto tra le variabili continue è stato effettuato con il test t di Student.

Risultati:

La rottura dell’innesto di ALC si è verificata nel 23,5% dei casi. I graft sono stati divisi in due gruppi: a singolo filamento (rotuleo e tendine di Achille) e multi-filamento (tibiale anteriore e posteriore), si è verificato un tasso di re-infortunio significativamente maggiore negli innesti a singolo filamento (29,9% vs 11%; P = 0,014). I graft da donatrici di 50 anni avevano tassi significativamente più alti di rottura del graft di LCA (52,6%; P = 0,003) con un rischio maggiore di 6,7 volte rispetto ai graft da donatori maschi con età inferiore a 50 anni. Non vi era alcuna differenza statisticamente significativa nei punteggi medi dell’IKDC tra i gruppi in base all’età e al sesso del donatore dell’allotrapianto.

Conclusione:

L’età e il sesso del donatore dell’allograft e la morfologia del graft influenzano in modo significativo il tasso di rottura dell’ACL trapiantato nei pazienti giovani attivi. I tendini da donatrici di età ≥50 anni hanno tassi di re-infortunio più elevati rispetto ai donatori maschi di qualsiasi età e alle femmine più giovani.

Link:

https://doi.org/10.1177/0363546520938777

Commento del senior editor:

Ci congratuliamo con gli autori per questo importante lavoro. Sebbene ci siano quattro categorie di innesti, fatto che rende i gruppi poco numerosi, lo studio mette in evidenza alcuni punti importanti. Sarebbe stato ancora meglio se nei tassi di fallimento fossero stati controllati anche altri fattori di confondimento, ad esempio il livello di attività del paziente, le cause di re-infortunio, BMI, diabete, fumo, ecc.

Take-home message per gli specializzandi in radiologia:

Quando si esamina una RM del ginocchio post-operatoria dell’ACL:

  • Sito di prelievo dell’innesto dalla rotula = graft osso-tendine – osso. È un innesto a filamento singolo.
  • Cicatrici nel quadricipite e nei muscoli posteriori della coscia = pensare al prelievo dell’innesto da questi siti = innesto a multi filamento.
  • Maggiore possibilità di rottura nei graft a singolo filamento

 

Assessing Femoral Trochlear Morphologic Features on Cross-Sectional Imaging Before Trochleoplasty: Dejour Classification Versus Quantitative Measurement 

Nicholas C. Nacey, Michael G. Fox, Barrett N. Luce, Dustin M. Boatman, and David R. Diduch

American Journal of Roentgenology

Background

La classificazione di Dejour per la displasia trocleare è una valutazione qualitativa della presenza di displasia. Questo studio ha valutato l’uso di varie tecniche di imaging per porre in relazione la valutazione quantitativa e qualitativa della displasia trocleare.

Quesito

L’imaging può classificare in modo affidabile, qualitativamente e quantitativamente, la displasia trocleare come grado basso (tipo A) o grado alto (tipi B – D) secondo la classificazione di Dejour, e con buona affidabilità inter-operatore?

Disegno dello studio

Studio retrospettivo

Partecipanti

Pazienti sottoposti a TC o RM prima di procedere a trocleoplastica in un periodo di tempo di 9 anni.

Criteri di esclusione

Nessuno.

Materiali e Metodi

Revisione retrospettiva degli esami TC e RM del ginocchio, eseguiti prima che i pazienti venissero sottoposti a trocleoplastica, eseguita in modo indipendente da due radiologi muscoloscheletrici. Ad ogni caso di displasia trocleare è stato assegnato qualitativamente una categoria di Dejour. Successivamente, sono state eseguite misurazioni quantitative dell’angolo del solco, della distanza tra il tubercolo tibiale e il solco trocleare, della profondità trocleare, dell’inclinazione trocleare laterale, asimmetria della faccetta trocleare e del grado di lateralizzazione rotulea. I dati quantitativi sono stati analizzati prendendo le misurazioni medie ottenute da entrambi i radiologi per tutti i parametri sopracitati tranne l’asimmetria della faccetta trocleare, in cui la presenza o assenza di asimmetria è stata rilevata in modo binario, ed è stata registrata anche la percentuale di asimmetria delle ginocchia. Per confrontare i valori medi ottenuti nelle varie categorie di Dejour è stata utilizzata l’’analisi univariata.

Risultati

Sono stati inclusi un totale di 35 pazienti (29 di sesso femminile e sei pazienti di sesso maschile; età media, 21,1 anni) con 39 ginocchia affette da patologia (17 destre e 22 sinistre). Gli operatori avevano la medesima concordanza qualitativa utilizzando la classificazione di Dejour in 30/39 ginocchia (77% [κ = 0,77; IC 95%, 0,62-0,91]) e mostravano concordanza sulla classificazione della displasia di basso grado vs. alto grado in 36/39 ginocchia (92 %). In queste 36 ginocchia, le differenze medie nella misurazione della displasia di grado basso vs. alto grado, rispettivamente, erano le seguenti: per l’angolo del solco, 153° vs. 168° (p <0,001); per la profondità trocleare, 4 mm vs. 1 mm (p <0,001); per l’inclinazione trocleare laterale, 12 mm vs. 7 mm (p <0,02); e per la ridotta asimmetria della faccetta trocleare, 13% vs. 92% (p <0,001). Anche la profondità trocleare, l’inclinazione trocleare laterale e l’asimmetria della faccetta trocleare erano diversi nel confronto tra le ginocchia con displasia trocleare di tipo B e C di Dejour rispetto ai tipi di Dejour B e D (tutti con p <0,05). Nessuna misurazione quantitativa ha permesso di distinguere la displasia trocleare di Dejour tipi C e D. La distanza dal tubercolo tibiale al solco trocleare e il grado di lateralizzazione rotulea non erano statisticamente differenti tra il gruppo con displasia di basso e ad alto grado.

Conclusione

L’uso qualitativo della classificazione di Dejour permette di categorizzare accuratamente la displasia trocleare come grado basso o alto nel 92% dei casi, con una concordanza perfetta nel 77% dei casi. Inoltre, la profondità trocleare, l’inclinazione trocleare laterale, l’asimmetria della faccetta trocleare e l’angolo del solco possono essere utili nel differenziare la displasia di basso ed alto grado; inoltre la profondità trocleare, inclinazione trocleare laterale e l’asimmetria della faccetta trocleare sono utili per distinguere tra Dejour B e C e Dejour B e D.

Link

https://doi.org/10.2214/ajr.19.22400

Commento del senior editor

Questo studio è interessante e dotato di belle immagini ed illustrazioni su come effettuare le misurazioni. La classificazione trocleare di basso grado vs. alto grado sembra però artificiale, con scarsa rilevanza clinica e accuratezza ed è stata descritta senza uno standard di riferimento o casi veri negativi nella coorte presa in esame. La dimostrazione dell’affidabilità inter-osservazionale contribuisce alla conoscenza generale.

Take-home message per gli specializzandi in radiologia:

Quando si esamina la TC o la RM del ginocchio per ì displasia, abbiate familiarità con la classificazione di displasia di Dejour.
Grado superiore = probabili candidati per trocleoplastica

Tipo A: troclea superficiale (angolo del solco> 145 °)

Tipo B: troclea piatta e sperone o protuberanza sovratrocleare prominente, che si proietta anteriormente alla diafisi femorale.

Tipo C: superficie trocleare piatta con asimmetria delle faccette: faccetta laterale convessa ed ipoplasia della mediale.

Tipo D: troclea appiattita con improvviso sollevamento osseo sul lato mediale, adiacente a un pronunciato sperone osseo sopratrocleare.

* Effettuare le misurazioni 3 cm prossimalmente alla linea dell’articolazione tibio-femorale mediale, che corrisponde alla cicatrice epifisaria femorale mediale.

 

Spectrum of magnetic resonance imaging findings in transplanted multiple myeloma patients with hip/pelvic pain (according to MY-RADS): A single center experience

Federica Rosi, Lorenzo Torri, Alida Dominietto, Alberto Stefano Tagliafico

European Journal of Radiology

Background:

Con il MY-RADS è stata introdotta la refertazione standardizzata del mieloma multiplo. Questo studio applica i criteri MY-RADS ai pazienti sottoposti a trapianto e che presentano sintomatologia dolorosa, sia per identificare i pattern di coinvolgimento sia per fare una correlazione con i parametri clinici/dolorifici.

Domanda:

Quali sono i riscontri RM attesi nei pazienti con mieloma multiplo (MM) trapiantati con dolore all’anca/pelvico? I ritrovamenti specifici in RM si correlano agli outcome clinici prognostici?

Disegno dello studio:

Studio retrospettivo

Partecipanti:

Sono stati inclusi 54 pazienti consecutivi affetti da MM in uno status post-trapianto, sottoposti a RM per dolore all’anca/pelvico in un periodo di tempo compreso tra gennaio 2017 a dicembre 2019.

Criteri di esclusione:

Sono stati esclusi studi con immagini alterata per la presenza di artefatti, pazienti affetti da altre neoplasie note, pazienti con dolore proveniente da altre regioni corporee.

Materiali e Metodi:

È stata eseguita un’analisi retrospettiva dei riscontri RM secondo il MY-RADS in 54 pazienti con MM e dolore all’anca/pelvico. I riscontri RM includevano: tipo di coinvolgimento del midollo osseo e reperti incidentali (osteonecrosi e fratture). La concordanza intra- ed inter-operatore è stata calcolata con il test kappa di Cohen. I tassi di sopravvivenza e ricaduta, il tipo di trapianto e i giorni di ricovero sono stati correlati ai ritrovamenti RM.

Risultati:

1/52 pazienti aveva un normale pattern midollare, 10/52 un pattern focale, 26/52 u diffuso e 15/52 misto secondo i MY-RADS. Non sono stati riportati casi di pattern micronodulare. Tra i reperti incidentali, sono state riscontrate n = 6 osteonecrosi e n = 5 fratture patologiche, con una durata media della degenza maggiore. La concordanza intra- e inter-operatore per la valutazione MY-RADS era buona (k compreso tra 0,61 e 0,8). Il pattern diffuso era il più comune nei pazienti con osteonecrosi e con il peggiore tasso di sopravvivenza. Il pattern diffuso era il più comune nelle recidive. Non sono state trovate correlazioni statisticamente significative tra i pattern di infiltrazione del midollo osseo e il tipo di trapianto.

Conclusione:

La RM permette di riconoscere diversi pattern di infiltrazione e diverse complicanze nei pazienti con MM trapiantati con dolore all’anca/pelvico, correlati alle cause di dolore e ai parametri clinici

Link:

https://doi.org/10.1016/j.ejrad.2020.109154

Commento del senior editor:

Grazie per questo lavoro interessante. Lo studio conferma come la risonanza magnetica abbia un ruolo importante nella sorveglianza del MM, sia prima che dopo il trapianto di midollo osseo. In questo campo si sta diffondendo sempre di più l’utilizzo della TC total body, tuttavia, man mano che la RM diventerà  una metodica più economica, diventerà, probabilmente, la metodica di studio migliore per il follow-up di questi pazienti.

Take-home message per gli specializzandi in radiologia:

Acquisire familiarità con lo schema MY RADS. Vedi tabella sotto.

Messiou, Christina, et al. “Guidelines for acquisition, interpretation, and reporting of whole-body MRI in myeloma: myeloma response assessment and diagnosis system (MY-RADS).” Radiology 291.1 (2019): 5-13.

CATEGORIE DI RISPOSTA MY-RADS

Descrittori RAC

1: Risposta molto probabile

  • Ricomparsa di midollo sano contenente grasso in aree precedentemente infiltrate da infiltrato mielomatoso focale o diffuso
  • Decremento inequivocabile del numero e delle dimensioni delle lesioni focali
  • Conversione di un infiltrato midollare compatto in noduli, con inequivocabile decremento del carico tumorale nello spazio midollare corrispettivo.
  • Decremento del tessuto molle associato alla patologia ossea
  • Comparsa di grasso intra- o peritumorale intorno o dentro le lesioni focali (fat dot o halo sign)
  • Lesioni precedentemente evidenziate che mostrano un incremento dei valori ADC da ≤ 1400 µm2/sec a > 1400 µm2/sec
  • Aumento ≥ 40% dei valori ADC rispetto al primo esame con un corrispondente decremento dell’intensità di segnale ad alto b in DWI; riscontri morfologici riferibili a malattia stabile o in risposta
  • Per la malattia dei tessuti molli, remissione parziale o completa (PR/CR) secondo i criteri RECIST versione 1.1

2: Verosimile risposta

  • Evidenza di un miglioramento, ma non abbastanza da rientrare nella categoria RAC 1. Per esempio:
  • Lieve decremento per numero e dimensioni delle lesioni focali
  • Lesioni precedentemente studiate che mostrano un incremento dei valori di ADC da ≤ 1000 µm2/sec a > 1000 µm2/sec
  • Rispetto al primo esame, incremento dei dei valori ADC >25% ma < 40%, con un corrispondente decremento nei valori di intensità nelle sequenze DWI ad alto
  • Per la malattia dei tessuti molli, non si raggiungono i criteri di remissione parziale (PR) secondo i criteri RECIST versione 1.1

3: Nessun cambiamento

4: Verosimilmente progressione

  • Riscontro di peggioramento della malattia, ma non abbastanza da rientrare nella categoria RAC 5.
  • Comparsa dubbia di nuove lesioni
  • Stabilità dimensionale delle lesioni ma incremento dell’intensità di segnale nelle immagini DWI ad alto b (con valori ADC < 1400 µm2/sec), compatibile con una possibile progressione di malattia
  • Recidiva di malattia: ricomparsa di lesione/i che erano precedentemente scomparse o incremento dimensionale di lesione/i che con i trattamenti precedenti avevano mostrato stabilità/parziale regressione.
  • Presenza di tessuto solido nel canale midollare, determinandone compressione, non associata con sintomi neurologici e che non richiede terapia radiante
  • Per la patologia dei tessuti molli, non si raggiungono di progressione di malattia (PD) secondo i RECIST versione 1.1

5: Progressione molto probabile

  • Nuova/e frattura/e patologiche o compressione midollare che richiede terapia radiante/intervento chirurgico; solo se confermata come maligna secondo le caratteristiche di segnale RM
  • Comparsa di inequivocabili nuova/e area/e focali (tra 5 e 10 mm) o diffuse di infiltrazione in regioni di midollo osseo precedentemente sane.
  • Inequivocabile incremento in numero/dimensioni delle lesioni focali
  • Evoluzione di lesioni focali in pattern neoplastici diffusi
  • Comparsa/aumento della quantità di tessuto neoplastico associato alla patologia ossea.
  • Nuove lesioni/regioni con alta intensità di segnale nelle sequenze DWI ad alto b con valori ADC compresi tra 600 e 1000 µm2/sec.

 

The differentiation between aneurysmal bone cyst and telangiectatic osteosarcoma: a clinical, radiographic and MRI study

Umme Sara Zishan, Ian Pressney, Michael Khoo & Asif Saifuddin

Skeletal Radiology

Background:

La cisti ossea aneurismatica (ABC) e l’osteosarcoma telangectasico (TOS) possono essere difficili da differenziare a causa della presenza di caratteristiche cliniche e di imaging simili, tra cui la comparsa in giovane età, il coinvolgimento delle ossa lunghe, aspetto litico alla radiografia e livelli fluido-fluido alla RM. Tuttavia, la gestione clinica è molto differente. Una differenziazione sicura all’imaging potrebbe influire positivamente sulla cura del paziente nei casi complessi.

Quesito:

Ci sono caratteristiche di imaging affidabili che possono aiutare nella differenziazione tra ABC e TOS?

Disegno dello studio:

Studio retrospettivo

Partecipanti:

Pazienti con diagnosi istopatologica confermata di ABC o TOS, con radiografie e/o RM pre-operatorie disponibili, in un periodo di tempo di 11 anni.

Criteri di esclusione:

Nessun caso è stato escluso.

Materiali e metodi:

Revisione retrospettiva di tutte le ABC e TOS confermate istologicamente in un periodo di 11 anni. I dati registrati includono età di presentazione, sesso, localizzazione nello scheletro e varie caratteristiche radiografiche ed RM. È stata eseguita l’analisi statistica delle variabili registrate ed è stata calcolata la concordanza inter-operatore.

Risultati:

Questo studio retrospettivo ha incluso 183 pazienti, 92 maschi e 91 femmine. L’età media alla diagnosi era di 18,4 anni (range: 1-70 anni); 152 casi di ABC e 31 TOS. Non vi era alcuna differenza significativa di età e sesso. La TOS era significativamente meno probabile che coinvolgesse lo scheletro assiale; ma non vi era nessuna differenza nella localizzazione all’interno dell’osso. I riscontri radiografici che favorivano significativamente la ABC includevano un pattern meno aggressivo di distruzione ossea, un aspetto puramente litico, una corteccia espansa ma intatta, nessuna risposta periostale e nessuna massa nei tessuti molli. I ritrovamenti RM che favorivano una diagnosi di ABC includevano dimensioni tumorali minori (dimensione media massima 46 mm vs. 95 mm nella TOS), assenza di masse ai tessuti molli, > 2/3 della lesione occupata da  livelli fluidi e  sottile enhancement settale nelle sequenze post-contrastografiche.

Conclusioni:

Varie caratteristiche radiografiche ed RM aiutano nella differenziazione tra ABC e TOS, tra queste le dimensioni, la presenza di masse associate nei tessuti molli, la percentuale di livelli fluido-fluido presenti nella lesione e le lesioni con un pattern geografico di distruzione ossea di Tipo 1A o IB  completamente riempite da livelli fluido-fluido (FFLs) in RM, che possono far fare una diagnosi certa di ABC.

Link:

https://doi.org/10.1007/s00256-020-03432-w

Commento del senior editor:

Congratulazioni. Un lavoro eccellente con ottime argomentazioni sull’aggressività di TOS, paragonata all’ABC all’imaging, nonostante la dimensione del campione sia relativamente esigua per i TOS.

Take-home message per gli specializzandi in radiologia:

Durante la refertazione di radiografie ed RM, quando state cercando di distinguere tra ABC e TOS, utilizzate i seguenti criteri per aiutarvi:

TOS:

  • coinvolge meno probabilmente lo scheletro assiale
  • dimensione tumorale maggiore (dimensione media massima 95 mm)
  • distruzione ossea aggressiva con livelli fluidi solo parziali – Necessaria biopsia

ABC:

  • pattern meno aggressivo di distruzione ossea
  • aspetto puramente litico, corteccia espansa ma intatta
  • nessuna risposta periostale
  • nessuna massa con densità tissutale
  • Dimensione tumorale inferiore (dimensione media massima 46 mm)
  • > 2/3 della occupata da livelli fludi e un sottile enhancement settale nelle sequenze post-contrastografiche.

 

Deep learning evaluation of pelvic radiographs for position, hardware presence, and fracture detection

Gene Kitamura

European Journal of Radiology

Background:

I modelli di deep learning si sono dimostrati utili per aumentare l’efficienza e l’accuratezza dei radiologi clinici. Dei lavori recenti hanno dimostrato l’utilità del deep learning nel diagnosticare le fratture dell’anca alle radiografie pelviche, tuttavia sono pochi gli studi sull’utilizzo del deep learning nel rilevare le fratture pelviche e acetabolari.

Quesito:

È possibile sviluppare modelli di deep learning che possano rilevare il posizionamento pelvico in radiografia, la presenza di protesi metalliche e di fratture pelviche/acetabolari?

Disegno dello studio:

Review retrospettiva

Partecipanti:

Pazienti > 18 anni, con radiografie pelviche ottenute in condizioni di emergenza o durante la degenza in un periodo di tempo di circa 10 anni.

Criteri di esclusione:

Qualità subottimale dovuta a problemi tecnici, stabilita da un radiologo muscoloscheletrico certificato.

Materiali e metodi:

I dati sono stati acquisiti retrospettivamente tra l’8/2009 e il 6/2019. Sono state incluse radiografie pelviche con scritto “frattura” nel referto, con presenza di protesi e radiografie pelviche acquisite in modo aleatorio. Un sottoinsieme dei dati è stato suddiviso in 4 etichette di posizione e 2 etichette di oggetti metallici per creare etichette di posizione e modelli di rilevamento protesico. I dati rimanenti sono stati analizzati con questi modelli elaborati, etichettati in base a 6 diversi pattern di frattura, inoltre, sono stati creati vari modelli di rilevamento delle fratture. Sono state calcolate la curva ROC, l’area sotto la curva (AUC) e altre metriche di output.

Risultati:

I modelli di posizione e di protesizzazione sono risultati validi, con AUC di 0,99-1,00. L’AUC per il rilevamento della frattura femorale prossimale era pari a 0,95 in linea con gli studi precedentemente pubblicati. Le prestazioni di rilevamento delle fratture pelviche e acetabolari erano basse (0,70) per la categoria bacino posteriore, alte (0,85) per la categoria acetabolare secondo i diversi pattern di frattura.

Conclusione:

I modelli di deep learning sono in grado di rilevare con successo la posizione pelvica all’imaging, la presenza di protesi metalliche e le fratture pelviche e acetabolari con una perdita di AUC di solo 0,03 per le fratture prossimali di femore. Questo può essere d’aiuto per i radiologi clinici.

Link:

https://doi.org/10.1016/j.ejrad.2020.109139

Commento del senior editor:

La ricerca relativa all’AI sta avanzando a un ritmo esponenziale. Bel lavoro! Ci aspettiamo che l’AI faccia di più in futuro ed esegua misurazioni dell’angolazione e dislocazione per tali fratture.

Take-home message per gli specializzandi in radiologia:

L’AI “è qui per rimanere” e dobbiamo adattarci ad essa.

L’individuazione delle fratture femorali e pelviche aiuterà a ridurre la morbilità e la mortalità dei pazienti.

L’utilizzo di software di AI per spostare i pazienti con fratture in cima agli elenchi del pronto soccorso potrebbe essere particolarmente utile.

 

CT-guided discitis-osteomyelitis biopsies: needle gauge  and microbiology results

Jad S. Husseini & F. Joseph Simeone & Sandra B. Nelson & Connie Y. Chang

Skeletal Radiology

Background:

Il tasso di colture positive alla ago-biopsia è vario in letteratura, con dati limitati ai fattori che determinano il tasso di positività. C’è un impatto negativo sulla cura del paziente e sulle terapie antibiotiche nel contesto di colture negative alla biopsia, ma con imaging suggestivo per osteomielite.

Quesito:

I risultati microbiologici hanno una relazione con il calibro dell’ago utilizzato nelle biopsie TC-guidate per sospetta discite-osteomielite?

Disegno dello studio:

Studio retrospettivo

Partecipanti:

Pazienti sottoposti a biopsia TC-guidata per sospetta discite-osteomielite presso un solo centro tra il 2002 e il 2019.

Criteri di esclusione:

Pazienti con precedente diagnosi bioptica o clinica di discite-osteomielite al momento della procedura e pazienti che non hanno ricevuto un follow-up tale da porre una diagnosi clinica di osteomielite.

Materiali e Metodi:

Attraverso la revisione delle cartelle cliniche si sono ottenute informazioni sulla localizzazione della biopsia, sul tipo e calibro dell’ago, sulla microbiologia, patologia e follow-up clinico e di imaging. Sono stati calcolati rendimento, sensibilità, specificità e accuratezza. È stata eseguita anche un’analisi di confronto a coppie dei diversi calibri degli aghi impiegati, con calcolo dell’odds ratio. È stato eseguito il modello predittivo di Naïve Bayes.

Risultati:

Sono state eseguite 241 biopsie (età: 59 ± 18 anni; 88 [35%] F, 162 [65%] M). Di queste biopsie, 3 (1%) con 11 gauge (G), 13 (5%) biopsie con 12-G; 23 (10%) biopsie con 13-G; 75 (31%) biopsie con 14-G; 90 (37%) biopsie con 16-G, 33 (14%) con 18-G e 4 (2%) con 20 G.

Il vero status di malattia (presenza di infezione) è stato determinato attraverso la conferma istologica (205, 86%) o mediante follow-up clinico e di imaging (36, 14%). Il patogeno più comune era lo Staphylococcus aureus (31, 33%). Complessivamente, la resa, la sensibilità, la specificità e l’accuratezza della biopsia erano rispettivamente del 39%, 56%, 89% e 66%. La resa, la sensibilità, la specificità e l’accuratezza della biopsia all’analisi di confronto a coppie erano del 56%, 69%, 71% e 69% per gli aghi 11-13-G e 36%, 53%, 91% e 65% per gli aghi 14-20-G , rispettivamente, con un odds ratio tra i due gruppi di 2,29 (P = 0,021). La resa, la sensibilità, la specificità e l’accuratezza della biopsia all’analisi di confronto a coppie erano del 48%, 63%, 85% e 68% per gli aghi 11-14-G e 32%, 49%, 91% e 64% per gli aghi 16-20-G , rispettivamente, con un odds ratio tra i due gruppi di 2,02 (P = 0,0086).

Conclusione:

L’utilizzo di un ago da biopsia con calibro maggiore/minore può aumentare la probabilità di ottenere colture positive per le biopsie TC-guidate nel caso di sospetta discite-osteomielite e in particolare sembra associato ad un aumento della sensibilità per l’osteomielite. Ciò può essere utile ai radiologi interventisti e può avere un impatto positivo sulla gestione del paziente sottoposto a biopsia per sospetta osteomielite.

Link:

https://doi.org/10.1007/s00256-020-03439-3

Commento del senior editor

Grazie per questo lavoro interessante! La resa della biopsia per le infezioni ossee rimane pessima, raggiungendo a malapena il 50%. La competenza nella lettura istologica e la volontà del patologo di fornire una diagnosi di osteomielite varia anche in base alla abilità personali e al proprio livello di confidenza. Dati questi fattori confondenti, questo è uno studio utile. Con l’uso sempre più diffuso del trapano per effettuare core-biopsies con un prelievo maggiore di tessuto, è probabile che i risultati siano migliori rispetto agli studi storici.

Take-home message per gli specializzandi in radiologia:

Considerate tutti gli aspetti di una procedura e il suo impatto sul paziente.

Un calibro superiore dell’ago (quando è sicuro impiegarlo) può aumentare la resa della biopsia ossea eseguita per infezione.

 

Modernization of bone age assessment: comparing the accuracy and reliability of an artificial intelligence algorithm and shorthand bone age to Greulich and Pyle

Mina Gerges & Hayley Eng & Harpreet Chhina & Anthony Cooper

Skeletal Radiology

Background:

Greulich and Pyle (GP) è uno dei metodi più comuni per determinare l’età ossea dalle radiografie della mano. Negli ultimi anni sono stati sviluppati nuovi metodi per aumentare l’efficienza nell’analisi dell’età ossea, tra cui la stenografia dell’età ossea (SBA) e algoritmi automatizzati di intelligenza artificiale.

Quesito:

L’uso delle metodiche più recenti (SBA o algoritmi automatizzati di intelligenza artificiale) influisce sull’accuratezza/affidabilità della valutazione dell’età ossea?

Disegno dello studio:

Revisione retrospettiva

Partecipanti:

Pazienti nel database di un ospedale, con età compresa tra 12,5-16 anni (maschi) e 10-14 anni (femmine).

Criteri di esclusione:

Diagnosi o presenza di frattura omolaterale della mano/polso nei 2 anni precedenti all’esame e diagnosi di displasia scheletrica o di malattie endocrine che possano influire sulla statura.

Materiali e Metodi:

Due radiologi hanno valutato in modo indipendente l’età ossea di 426 pazienti (equamente divisi tra maschi e femmine), utilizzando i metodi SBA e GP. Tre settimane dopo, i due radiologi hanno ripetuto l’analisi delle radiografie. I radiologi si sono cronometrati con un cronometro online. Le radiografie, anonimizzate, sono state caricate in modo sicuro su un algoritmo automatizzato sviluppato da un gruppo di radiologi di Toronto. Il gold standard impiegato è stato il report radiologico allegato a ciascuna radiografia, compilato da radiologi esperti mediante il GP.

Risultati:

La correlazione intraclasse tra ciascun metodo e il gold standard rientrava nell’intervallo 0,8-0,9, evidenziando una correlazione significativa. La maggior parte dei confronti ha mostrato una differenza statisticamente significativa tra i nuovi metodi e il gold standard; tuttavia, potrebbe non essere clinicamente significativo poiché varia tra 0,25 e 0,5 anni. Un’età ossea è considerata clinicamente anormale se cade all’infuori di 2 deviazioni standard dell’età cronologica; le deviazioni standard sono calcolate e fornite negli atlanti GP.

Conclusione:

Il metodo stenografico dell’età ossea e l’algoritmo automatizzato hanno prodotto valori statisticamente diversi ma clinicamente in accordo con il gold standard, riducendo i tempi di analisi.

Link

https://doi.org/10.1007/s00256-020-03429-5

Commento del senior editor:

Un buon uso dell’intelligenza artificiale nei compiti ripetitivi e noiosi. Grazie per il lavoro!

Take-home message per gli specializzandi in radiologia:

L’utilizzo di un software AI per aiutare nell’esecuzione di un’attività ripetitiva può essere un buon uso di questa tecnologia, specialmente quando viene dimostrato che funziona bene rispetto al gold standard.

References
  • Share